INTERVISTA A… NINA TALVI

Buongiorno Nina e benvenuta nel nostro salottino virtuale delle interviste.

 

Il tuo nome gira spesso fra i gruppi di lettura che sono solita frequentare e, come solito accade, un’intuizione mi ha detto un paio di mesi fa di leggere il tuo “Chiaro di Luna” e ora ho appena terminato il tuo ultimo romanzo “Per inferos ad astra”.

 

  • Il fantasy è il tuo mondo, da cosa nasce la passione per questo genere? 

Ho sempre amato i mondi fantastici e la magia. All’inizio, rifugiarmi in questi luoghi fittizi mi ha aiutata molto a sopportare alcune difficoltà legate al bullismo (quando frequentavo le elementari). Poi, è diventata la mia comfort zone, il luogo in cui potevo essere chi volevo senza sentirmi obbligata a essere in un certo modo per essere accettata. È il genere da cui torno quando ho bisogno di un abbraccio.

 

  • Chiaro di luna” è un retelling di Peter Pan, è stato il tuo primo retelling o ne hai scritti altri? È stata un’esperienza stimolante o la trama originale ha frenato la tua creatività?

Chiaro di Luna è il mio primo retelling. All’inizio è stato un po’ strano scrivere con una “traccia”, ma allo stesso tempo volevo che i personaggi affondassero le loro radici nella storia ufficiale in modo riconoscibile. Dopo le prime difficoltà, in realtà è stato molto interessante! Vedere i personaggi creati da qualcun altro diventare miei, mantenere le loro origini ma acquisire caratteristiche donate da me è stato un processo molto stimolante. Penso che Chiaro di Luna non sarà il mio ultimo retelling, ho già qualche altra storia in mente 😉

 

  • Cosa ti ha spinto a far passare il protagonista della favola ad antagonista?

Ho sempre amato gli antagonisti, e sono sempre stata curiosa sul perché sono diventati tali. Allo stesso modo, non mi sono mai “fidata” completamente di personaggi positivi al cento per cento, perché secondo me non rispecchiano la natura umana fatta di luci e ombre.

Per quanto riguarda Peter Pan nello specifico, per alcuni dettagli ho preso ispirazione proprio dalla storia originale, in cui si dice esplicitamente che elimina i bimbi sperduti una volta cresciuti, e in alcuni punti si evidenzia il suo essere molto focalizzato su di sé.

Se, invece, devo dare una risposta più personale, devo ammettere che è stata anche una piccola rivalsa. Ho visto il film originale della Disney quando ero molto piccola, avevo 3 o 4 anni, e ricordo di aver provato a volare come Peter lanciandomi dal divano per poi atterrare di faccia sul tavolino da caffè, finendo con il setto nasale deviato. Quindi, un pochino se l’è cercata, direi!

 

  • Non avrei mai potuto immaginare una Campanellino in dimensioni umane e un Capitan Uncino in veste da figo spaziale, è nata prima l’idea di un restyling del personaggio o della storia d’amore fra i due?

Il primo personaggio a prendere forma nella mia testa è stato proprio Uncino. Ho sempre amato i pirati, ed era da tempo che desideravo scrivere una storia su di loro. Dal voler scrivere di pirati al pensare a una delle figure più iconiche che li rappresenta, il passo è stato davvero breve. Poi, io amo i cattivi, quindi…

Subito dopo è arrivata l’idea della storia d’amore con Campanellino. Volevo che da fatina “spalla” di Peter Pan diventasse un personaggio a sé stante, con una storia sua da raccontare.

Li ho fatti conoscere nella mia mente, si sono piaciuti, e da lì è partita la storia!

 

  • Ho amato moltissimo il tuo ultimo romanzo ce ne vuoi parlare?

“Per Inferos ad Astra” nasce proprio dal mio amore per i villain, soprattutto quelli incompresi. La protagonista di questo romanzo, infatti, è un volto noto della mia trilogia, ed è proprio una delle antagoniste, uno dei personaggi (mi è stato detto) più odiati tra quelli che ho scritto. Dopo aver messo un punto alla sua storia da personaggio secondario, ho avuto subito un pensiero del tipo “E se…?” Mi sembrava di non averle reso giustizia, di non aver approfondito abbastanza le ragioni del suo essere così malvagia e spietata. Volevo darle un lieto fine, e da lì è nata l’idea per un romanzo su di lei.

Non avevo molta scelta sul luogo in cui ambientarlo, e quindi le ho affiancato un protagonista maschile noto per bazzicare l’Oltretomba, personaggio che appare brevemente alla fine della trilogia. Anche in questo caso, è nato tutto da un “E se…?”

“E se Cerbero, invece che un cane a tre teste, fosse un tizio con tre personalità?”

“E se Cerbero facesse fatica a controllare queste tre personalità, e tentasse di farlo circondandosi di ordine e perfezione, per poi vedere tutto andare in frantumi quando incontra la personificazione del caos?”

 

  • Quello che ho apprezzato in modo particolare dei protagonisti di questo romanzo è stata la loro ironia venata da sarcasmo, ogni volta che Anja apre bocca c’è da piegarsi in due dalle risate, aveva già questa indole nei tuoi romanzi precedenti o l’ha snudata davanti al bel Cerbero?

 

Nei romanzi precedenti Anja non comprare moltissimo, e mentre scrivevo la trilogia non avevo intenzione di scrivere una storia per lei. Ogni interazione in cui appare è quindi condita di cattiveria pura, perché mi serviva far vedere il suo lato peggiore.

Ma mentre scrivevo le ultime battute, mi è venuta voglia di darle più spazio, e in “Per Inferos ad Astra” le ho dato qualche “strato” in più, condendo la malvagità dei libri precedenti con un sarcasmo che in quei libri si nota appena.

Quindi diciamo che nella trilogia c’era un semino che ora è diventata una gigantesca pianta di fagioli magici!

Poi Cerbero di sicuro ha aiutato a tirar fuori quel lato di lei che teneva nascosto, farlo arrabbiare la diverte davvero tanto 😉

  • Hai dei tropes che ami e altri che non sopporti proprio?

I trope che amo alla follia sono l’enemies to lovers e l’hate to love, e tutti quelli strettamente connessi con questi due trope, quindi one bed e forced proximity. Non sono una grande fan del miscommunication, ma cerco sempre di dargli una possibilità in caso nel romanzo siano presenti altri trope che mi piacciono.

 

  • Sostengo fermamente che chi sguazza bene nel proprio genere non dovrebbe mai cambiarlo, tu hai mai avuto la tentazione di approcciarti ad altri?

Ho intenzione di sperimentare con altri sottogeneri del romance oltre al paranormal. Sto pensando di pubblicare un (soft) dark romance e mi piacerebbe scrivere anche uno sport romance, in futuro. Non mi vedo uscire dal genere romance, però, perché tutte le mie storie nascono da una storia d’amore.

 

Grazie per essere stata un po’ con noi e averci dedicato il tuo tempo.

Anna

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